Tre mesi fa, un incidente con il paracadute strappava Pietro Taricone alle tante «persone semplici che gli hanno voluto bene», alla figlia Sophie di 6 anni, alla compagna, Kasia Smutniak. Che a Daria Bignardi – in un’intervista su Vanity Fair in edicola dal 29 settembre, con la copertina a lei dedicata – «per la prima e l’ultima volta» prova a spiegare che cosa significa abituarsi a vivere senza l’uomo che aveva cambiato il suo mondo.
«In questi otto anni abbiamo fatto di tutto, ci siamo detti tutto. Avevamo litigato, ci eravamo lasciati, poi siamo tornati insieme. È stato proprio il paracadutismo a farci ritrovare. Noi ci siamo ritrovati, eravamo felici. Non potevamo darci più di così. Non lo so come vivrò, ma almeno non ho rimpianti. Io so che in quel momento lui era felice… Prima di saltare mi ha madato un bacio, facendo la faccia buffa, hanno riso tutti. Poi si è lanciato. Non si è reso conto di niente, è morto col sorriso in faccia. Io ero accanto a lui. Se potessi scegliere un modo di morire, vorrei anch’io morire così: nel momento più felice della vita». All’intero parte dell’intervistae sui finti amici di Pietro, su come ha detto alla figlia della morte del padre, sul paracadutismo e le immagini di Kasia e di Pietro Taricone ricordato dopo la sua morte e protagonista di altri numeri degli scorsi anni.




































